domenica 13 gennaio 2019

L'UNPLI PREMIA STEFANO VELTRI

E' stato premiato Stefano Veltri dall'UNPLI per il miglior video-documentario sulla valorizazione e promozione del patrimonio culturale e paesaggistico di San Sosti e del suo territorio. Il titolo del progetto è "Viaggio nelle culture e nel patrimonio delle Calabrie", il tema affrontato da Stefano è "San Sosti e il suo territorio", un documentario sulle bellezze paesaggistiche e archeologiche di San Sosti. Mesi di duro lavoro, di studio, riprese e montaggio video e audio, alla fine hanno dato risultati più che soddisfacenti che hanno portato alla premiazione di Stefano nell'ambito della manifestazione che si è tenuta all'hotel 501 di Vibo Valentia,  come migliore lavoro. Ruolo fondamentale è anche quello della pro loco "Artemisia" di San Sosti, che già da qualche anno ha ottenuto il servizio civile. La premiazione di Stefano e della pro loco è motivo di vanto, non solo per San Sosti, ma per l'intera valle dell'Esaro. Durante la cerimonia è stato siglato un protocollo d'intesa tra l'UNPLI, il museo Artemis dei 56 comuni del Parco Nazionale del Pollino e la pro loco di San Sosti.  

lunedì 22 ottobre 2018

Museo Artemis: Mostra Archeologica "MITI ED EROI"


La mostra dei reperti archeologici è la fase conclusiva di un ciclo di studi.
Prima di essere esposto, ogni oggetto viene catalogato e studiato in ogni minimo dettaglio e inserito nel contesto di provenienza, il tema. Il tema di questa mostra è il mito.
L'abbiamo dedicata alla scure martello, la famosa ascia custodita al British Museum di Londra e al suo offerente, Kyniskos, l'atleta-guerriero vincitore di ben 4 edizioni dei giochi olimpici.
I reperti esposti nelle vetrine sono oggetti di uso quotidiano, oggetti votivi, oggetti rituali.
Oggetti che ricordano il culto e la devozione a divinità come Athena, Era, Demeter, Persephone. Lo stesso Kyniskos ha tributato la sua ascia in dono a Era come ringraziamento per le sue imprese guerresche e sportive.
Non abbiamo l'ascia, purtroppo, ma abbiamo una copia fedele all'originale realizzata dal maestro Paolo Oliva che potrete ammirare durante la visita.
Particolarmente interessanti sono due olle biconiche di uso funerario, provenienti dal territorio di Bisignano, risalenti all'XI sec. a.C. Sono di tipo protovillanoviano, in uso presso gli Etruschi della Campania.
In fase di studio ci siamo accorti che una delle due olle presenta sul fondo una svastica incisa.

Questo tipo di raffigurazione rappresentava la divinità solare, la vittoria della luce sulle tenebre.

Inaugurazione mostra "Miti ed Eroi" 16 Ottobre 2018


Inaugurazione mostra "Miti ed Eroi" 16 Ottobre 2018

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ORARIO:

Martedì, Mercoledì, Giovedì 09:30 - 13
Venerdì, Sabato 09:30 13:00 - 17:00 - 19:00
Domenica su prenotazione.

venerdì 21 ottobre 2016

LE MERAVIGLIE ARCHEOLOGICHE DEL POLLINO RACCOLTE IN UN VOLUME - Articolo pubblicato in "Gazzetta del Sud" del 9 Ottobre 2016


                  Olimpia: foto ricostruzione storica "Kyniskos Offerente"

Articolo pubblicato in "Gazzetta del Sud" del 9 Ottobre 2016
A cura di Alessandro Amodio
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E' in uscita il V Volume di "Tesori del Parco del Pollino". L'opera curata dagli archeologici sansostesi Angelo e Giovanni Martucci oltre che da Luca Ricca della "Martus Editore" che è di stanza proprio nella cittadina del Pettoruto e porta come titolo "Kyniskos, il campione della dea Era". Il libro fa parte d'una collana di opere a carattere prettamente scientifico, finanziata dall'Ente Parco Nazionale del Pollino. Il volume in uscita contiene i risultati delle ricerche, condotte in collaborazione con l'Università della Calabria ed il Polo Museale della Calabria di Sibari, su Kyniskos, l'offerente della scure-martello che è sempre custodita al British Museum di Londra e che è stato più volte reclamato per il suo rientro pur temporaneo in Italia e, possibilmente, proprio all'interno del Museo di Sibari. Si tratta di uno dei reperti più importanti finora rinvenuto nella Magna Grecia, donato alla dea Era nella seconda metà del VI secolo avanti Cristo. Su Kyniskos proprio Angelo Martucci afferma: "la guerra, la palestra, il senso di lealtà verso la propria polis, l'orgoglio di appartenenza alla propria stirpe, hanno fatto di un uomo un mito, una leggenda, ricordato attraverso i secoli  e celebrato dai più grandi dai più grandi artisti del mondo antico, primo tra tutti Policleto. A distanza di duemilacinquecento anni, infatti, il mito di Kyniskos è stato rievocato ancora una volta in occasione dei giochi olimpici del 2016 con una ricostruzione storica presentata ad Olimpia alla vigilia dell'apertura dei giochi.

lunedì 3 agosto 2015

MA CHI ERA VERAMENTE JIM MORRISON? - But who was really Jim Morrison?

Jim Morrison

A CURA DI ANGELO MARTUCCI
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Io sono sicuro che tanti odiosi capelloni che infestano le università e le piazze italiane con le loro pose da "alternativi selvaggi", che se ne fottono delle masse e del rispetto per il prossimo perchè si sentono tanto "fighi" e usano questo rivoltante clichè per abbordare ingenue fanciulle vogliose, avranno da ridire su questa mia recensione.
E sono sicuro che non mancheranno i tanti segaioli che puntualmente non sapranno di cosa sto effettivamente parlando ma che non tarderanno a tributarmi lo scontato flusso di peti provenienti dalle loro limitate capacità di comprensione. I toni forti che uso vogliono esprimere tutto lo sfogo alla rabbia che covavo ormai da tempo in merito all'immagine distorta che il cinema e la stampa hanno dato di questo grande esponente della letteratura americana della seconda metà degli anni 60', del "poeta maledetto".
Voglio, pertanto, dire qualche parolina che mi tiro dietro da anni sui Doors e in particolare sul loro leader Jim Morrison, l'Artista, il Re Lucertola, il Poeta e soprattutto su quella massa di "scimmie urlatrici" che si credono artisti "arrivati" solo per il fatto di zompettare e farsi le pugnette durante le loro pietose esibizioni, nel loro pietoso tentativo di imitare il mito Morrison. 
Ma, incominciamo proprio da Jim Morrison: per la massa di cazzoni e decerebrati, Jim rappresenta solo lo sballo, la trasgressione, gli eccessi, la droga. Mentre nella testa delle ragazzine libidinose e sempre "bagnate", scatta il pensiero del sesso sfrenato. Per loro Jim non è il "dio del rock", come più volte è stato definito da testate giornalistiche di gran rispetto, per queste affamate di sesso estremo, Jim è il "dio del cazzo", inteso come instancabile scopatore (che, tra l'altro lo era davvero). 
Da cultore dei Doors, non posso che provare un immenso senso di disgusto. Non esaggero affato quando dico che Jim "ha fatto un'epoca"; dall'alto del suo QI pari a 150 (ricordiamo che il QI di Einstein era 160), si è battutto, e lo ha fatto con tutte le sue forze, contro un sistema socio-politico conservatore e bigotto. Jim, intanto, era un divoratore di libri (cosa che fa rabbrividire i frocetti degli anni 90' e 2000, con i loro ridicoli jens caduti e la cannetta di "Maria" pronta nel pacchetto delle sigarette) a tal punto che i suoi professori, spesso, si trovavano in disaggio in sua presenza e, addirittura, gli facevano tenere delle lezioni in classe su autori e filoni letterari del suo tempo o di poco precedenti, di cui loro stessi ne ignoravano l'esistenza.  Era, dunque, un personaggio pericoloso e sovversivo e bisognava fermarlo con ogni mezzo....
Proviamo, solo per un attimo ad immaginare un giovane, culturalmente "illuminato", con una certa immagine, perchè no...? Che invitava i suoi coetanei a ragionare con la propria testa, a liberarsi di certi retaggi di regime.. (certamente non incontrava il consenso della "classe dirigente e dei "ben pensanti").Quanto è attuale Jim a distanza di 50 anni...!!! Alla fine, il sistema che ha sempre combattutto lo ha ucciso.... I giovani? Oggi? Credono di essere emancipati, altrnativi. Cazzate! Mucchio di cadaveri deambulanti e inconsapevoli, schiavi dell'immagine e di un'economia globalizzata, psicopatici che si credono acculturati, fanno "copia-incolla" delle "frasette trovate su Google o ancora peggio, traducono e pubblicano gli scritti del grande Jim o di altri autori/filosofi del 700' e dell'800' spacciandoli come propri; ecco cosa sono le giovani generazioni...!!! 
Assistere ad un'esibizione di Jim Morrison significava assistere ad una tragedia antica e moderna nello stesso tempo. Lui non si limitava a cantare, Jim interpretava; trasmetteva e trasmette ancora, un universo di emozioni: il suo corpo era il palco scenico, il suo spirito ne era il protagonista. Questo e molto di più era Jim Morrison. 
Passiamo ora, come anticipato, alle varie tribute band. Veri e propri abomìni nel 99% dei casi; ognuna ostenta il proprio istrione, la propria "scimmia urlattrice", con tanto di pantaloni di pelle e camicia anni 60', che si dimena come una vecchia puttana in preda ad un attacco di lombo-sciatalgia in fase acuta. Veri e propri crapuloni attempati, al limite del grottesco, convinti che una sbornia e una masturbazione in pubblico li renda uguali alla legenda del rock. Da amante, quasi maniacale, del mito Morrison posso vantare in tutta onestà di aver assistito a diverse performance di gruppi improvvisati, o peggio ancora, organizzati che, puntualmente mi hanno causato un profondo stato di turbamento e di disgusto. Quanto sono lontani dalla realtà!
Due sole eccezioni, due band hanno attirato la mia attenzione e catturato il mio "soul", The Indian Sunset e Easy Ride. Due interpreti d'eccezione: Vincenzo Oliva, singer di Indian Sunset e Luca Correale, singer di Easy Ride. 
Vincenzo sembra la reincarnazione di Jim e questo lo posso affermare con estrema certezza. Quando lui è in scena sembra che Jim è con lui, sembra che lui danzi con gli spiriti degli sciamani indiani, riesce a creare un corridoio spazio-temporale e proiettare la mente dello spettatore a quei fatidici anni della "Contestazione giovanile americana", di cui Jim ne fu il principale ispiratore. 
Vincenzo Oliva
Luca riesce a trasmettere con il cuore, direttamente al cuore dello spettatore; la sua voce calda e intensa causa uno stato di sconvolgimento cognitivo, crea un labirinto psichico in cui ci si perde, ma lui è la guida.
Ecco cosa significa sentire e trasmettere la musica dei Doors! Far rivivere la magia, gli attimi. 

Luca Correale
Due modi completamente diversi di interpretare il mito Morrison, ma sorprendentemente efficati che rendono questi due interpreti assolutamente degni di riportare in scena uno tra i più grandi miti della storia della musica mondiale: Jim Morrison.   

sabato 18 luglio 2015

DOORS EASY RIDE TRIBUTE BAND - Il mito continua, quattro giovani calabresi conquistano la scena musicale riproponendo i Doors.

Il vocalist della band - Luca Correale

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A CURA DI A. MARTUCCI

È di Cosenza la nuova band che ultimamente sta riportando in scena la grande musica d’autore. “Doors Easy Ride tribute band”, questo è il nome del nuovo gruppo musicale che sta spopolando nelle piazze calabresi.
Dal punto di vista culturale, Easy Ride rappresenta il riscatto delle giovani generazioni calabresi, stanche di subire gli effetti negativi dell’attuale crisi economica, causata dal cattivo governo, che, particolarmente in Calabria, ha assunto livelli preoccupanti. Iniziative come questa rappresentano la reazione all’"immobilismo", sfruttando le passioni e le potenzialità dei giovani calabresi, per troppo tempo ingannati e dimenticati dal solito “sistema” del malaffare politico. 
Sembrava veramente che Jim Morrison fosse sul palco ad interpretare le sue canzoni quella sera a Fagnano Castello, nello splendido spettacolo organizzato dal " Lounge Bar 2000". 
"Easy Ride" è il nome della tribute band composta da: Luca Correale (voce), Tommaso Donato (batteria), Cristian Morello (chitarra) e Aldo Casaula (piano bass e organo). Nascono musicalmente come tributo all'intramontabile gruppo californiano dei Doors, da subito per i quattro ragazzi è stato un successo dopo l'altro, un migliorarsi continuo, fino a raggiungere l'apoteosi della performance musicale ed interpretativa del vocalist del gruppo (Luca), che si esibisce con una bravura a dir poco impressionante. In poco tempo dalla sua formazione la band ha suonato nei principali locali calabresi, ma ha tutte le carte in regola per andare oltre i confini regionali e misurarsi con un pubblico molto più vasto, che è quello dei grandi eventi.  
Assistere ad un loro concerto è un'emozione unica, è come fare un passo indietro nel tempo, sembra di essere ad uno spettacolo dei Doors, l'interpretazione di brani come "The end", "The crystal ship" sono momenti indescrivibili, che Luca sa trasmettere con il cuore, direttamente al cuore dello spettatore. Non è per niente facile interpretare un mito della musica mondiale come Jim Morrison, ma il cantante di "Easy Ride" ci riesce in modo a dir poco magistrale. Cosa dire degli altri tre componenti? Semplicemente straordinari, nel celeberrimo brano  "Light My Fire" si rimane estasiati dalla bravura diAldo Casaula al piano bass e organo. Così come in "Roadhouse blues" chitarra e batteria Cristian Morello e  Tommaso Donato conquistano la scena in un'armonia sconvolgente, resa ancora più surreale dall'estro canoro-interpretativo di Luca. 
E' da sottolineare che la band utilizza gli stessi strumenti che i Doors suonavano dal vivo. 
La storia degli "EasyRide" fa pensare un pò alle origini dei Doors: tre persone accomunati dalla stessa passione per la musica si incontrano dopo essersi persi di vista per diversi anni. 
La passione per il quartetto di Los Angeles, che li accompagnava ai tempi scolastici, li esorta alla creazione di una band attraverso la quale potessero celebrarlo. 
Dopo qualche prova di assestamento incontrano sulla loro strada il tastierista che avrebbe preso posto nella band e completato così la sezione strumentale. 
Due i tastieristi cimentati nell'ardita prova, e dopo mesi di ricerca arriva il tastierista che avrebbe completato la formazione.
La band sarà ospite del "SYMPOSION" music resort pub a San Sosti il 7 agosto 2015 per celebrare il cinquantesimo anniversario della nascita dei Doors.


mercoledì 27 maggio 2015

Un’efficace proposta-progetto per la ricerca, lo studio, la catalogazione, la valorizzazione, la promozione e la diffusione del sito archeologico di Pauciuri

Pauciuri è una contrada di Malvito posta a nord-est del centro abitato, sulla riva sinistra del fiume Esaro.
Gli scavi archeologici iniziati nel 1979, hanno riportato alla luce i resti di un grande abitato di età romana.
Durante la prima fase di studi il sito era stato identificato come una statio, costruita nei pressi della via istmica ionico-tirrenica che un tempo metteva in comunicazione la polis greca di Sybaris con le sub-colonie del Tirreno.
Le stationes romane erano una specie di aree di servizio che venivano costruite sulle strade principali, a distanze più o meno regolari, molto simili agli autogrill moderni.
Ma, le ultime indagini hanno portato a riconsiderare questa tesi. Non si tratta di una statio. Le dimensioni dell’area scavata e le ricognizioni di superficie suggeriscono, che siamo di fronte ad una scoperta archeologica molto più interessante di quanto si potesse immaginare all’inizio delle ricerche.
L’analisi del contesto territoriale evidenzia un grande abitato che si estendeva su un’area molto vasta, infatti a circa un chilometro di distanza in direzione sud-est sono state rinvenute due fornaci che facevano parte di un’officina per la lavorazione della ceramica e del materiale fittile. È uno dei tanti centri produttivi pertinenti all’antico abitato romano.
La prima struttura scavata è questa: è il ninfeo, cioè una fontana monumentale di uso cultuale, costruita con un sistema di ingegneria idraulica che non ha nulla da invidiare alle nostre fontane moderne.
L’acqua sgorgava dalle cannule creando dei veri e propri effetti artistici, piccole cascate e getti.
La struttura era abbellita da almeno tre sculture, che purtroppo sono andate perdute nel corso dei secoli.
In età altomedievale il ninfeo perse la sua funzione e fu utilizzato come frantoio per la molitura delle olive.
A breve distanza si trovano le latrine pubbliche e l’impianto per lo smaltimento delle acque. 
Uno degli edifici più importanti dell’abitato romano di Pauciuri è il grande portico colonnato, risalente al II-I sec. a.C. di cui si conservano le basi delle colonne impostate sul muro perimetrale.    
Nel corso del I e del II secolo d.C. la zona del portico cambiò destinazione d’uso: furono costruiti una serie di ambienti adibiti ad abitazioni, provvisti di terme pubbliche e private.
Sul lato Nord-Est del grande portico viene costruita l’esedra, risalente al I sec. d.C.
È un edificio a pianta semi-circolare che aveva funzioni religiose e di abbellimento architettonico.
In età tardo-romana l’esedra viene utilizzata come monumento sepolcrale di un personaggio importante.
È proprio in questa tomba che fu rinvenuta un’enkolpia, cioè una croce pettorale proveniente dall’area siro-palestinese databile al V-VI sec. d.C. appartenente ad un pellegrino di ritorno dalla Terra Santa.
Sul rovescio della croce è inciso il nome Ioannes.
Tra l’VIII e il IX sec. d.C. l’abitato fu per gran parte abbandonato, sui muri delle antiche strutture romane vengono scavate delle tombe. Questa è l’ultima fase di vita del grande abitato di Pauciuri prima del suo abbandono definitivo.
Nell’estate del 2003 è stata ampliata l’area di scavo, in direzione Sud-Est. Sono state messe in evidenza le creste di antiche strutture, che si è preferito ricoprire poiché le ricerche stratigrafiche erano solo all’inizio, quindi, per ovvi motivi di tutela,
Le prime ed incomplete indagini stratigrafiche hanno permesso di stabilire una parziale sequenza diacronica di questa parte di abitato.
La fase di vita più antica finora documentata è quella di IV a.C. secolo, attestata dal rinvenimento di ceramica a vernice nera relativa a quel periodo.
Le strutture parzialmente scavate risalgono al I sec. a.C. e furono abitate fino all’inizio dell’età tardo-antica, come ci testimonia un sesterzio in bronzo di Massimino il Trace databile tra il 235 e il 238 d.C.
Dai primi risultati ottenuti dallo studio dei materiali archeologici e delle strutture murarie possiamo ipotizzare che la nuova area scavata nel 2003 ospitava parte dell’abitato più antico abbandonato tra il III e il IV sec. d.C. per motivi che ancora non conosciamo.
Uno degli edifici più interessanti, parzialmente scavato nel 2003 è il grande horreum, cioè, un granaio e magazzino di deposito. In base ai primi dati acquisiti dalla scavo possiamo datare il complesso al III-II sec. a.C.
Tra VI-VII sec. d.C. l’abitato aveva completamente mutato aspetto e destinazione d’uso; gran parte degli edifici di età romana furono utilizzati come luoghi di sepolture.
La zona dove un tempo sorgeva maestoso il ninfeo viene adibita centro produttivo: il ninfeo stesso viene trasformato in frantoio per la molitura delle olive, mentre sul lato destro dell’antico monumento romano fu costruita una casa-bottega.
Si tratta di una fornace per la cottura dei laterizi, con abitazione annessa.
La fornace, parzialmente scavata nel 2000, contiene ancora l’ultima infornata di tegole; ciò significa che l’insediamento fu abbandonato all’improvviso di seguito ad un evento traumatico.
Le campagne di ricerche archeologiche finora condotte nel sito di Pauciuri hanno fornito dati scientifici indispensabili alla ricostruzione degli eventi storici ed insediativi riguardanti l’antico abitato, ma ci sono ancora molte domande in attesa di risposte, per esempio, non sappiamo ancora con certezza quanto era grande l’abitato in età romana.

Solo una nuova campagna di scavi archeologici in estensione potrà riportare alla luce le strutture ancora sepolte e svelare il mistero che avvolge la città romana di Pauciuri.



mercoledì 6 maggio 2015

SUPERARE LE DIFFICOLTA' PER LA CONSERVAZIONE DEL PATRIMONIO ARCHEOLOGICO L'Amministrazione di San Sosti punta su Castello della Rocca e Casalini

Sono tristemente note le difficoltà economiche da parte di piccole amministrazioni come quella di San Sosti per la gestione delle aree archeologiche, le quali necessitano di continui interventi di manutenzione indispensabili per loro conservazione. E' altrettanto noto lo sperpero di fiumi di denaro pubblico da parte delle istituzioni (Sovrintendenze, Regioni), caso eclatante quello di Pompei, dove sono stati spesi decine di milioni di Euro, ciò nonostante, le antiche strutture continuano a sbriciolasi e crollare. Per non parlare del recente caso del sito di Capo Colonna (Crotone), una delle aree archeologiche più belle ed importante del Sud Italia. Sono stati stanziati circa 3 milioni di Euro, non per la prosecuzione degli scavi archeologici o per la tutela dell'area già scavata, ma per la costruzione di un parcheggio sulle rovine dell'antica Kroton. Una terrificante gettata di cemento ha distrutto per sempre le vestigia della polis greca dove Pitagora aveva fondato la sua scuola nella seconda metà del VI sec. a.C.
In controtendenza è il comune di San Sosti, dove l'attuale Amministrazione, presieduta dal Sindaco Vincenzo De Marco, pur versando in una situazione economica critica, come tutti i piccoli comuni italiani, ha inteso puntare il suo sviluppo sul turismo culturale ed ambientale, partendo dal recupero delle sue aree archeologiche: Castello della Rocca e Casalini (Artemisia), affidandone la manutenzione, a titolo gratuito, ad un gruppo di giovani laureati in Archeologia ed esperti nel settore. Presto,  i due siti archeologici più importanti di tutta la valle dell'Esaro ritorneranno ad essere visitabili, anche in vista della stagione turistica ormai  alle porte.   
Il Castello della Rocca è una fortificazione posta all'imbocco della Gola del torrente Rosa a quota 551 m. s.l.m.
Sin da tempi antichissimi questa fortificazione sul Rosa proteggeva la via istmica che metteva in comunicazione lo Ionio al Tirreno.
I resti monumentali si riferiscono alla fase bizantina di X-XI secolo d.C.
Ma la campagna di scavo archeologico condotta nel 2004 dalla Sovrintendenza per i Beni Archeologici della Calabria in collaborazione con l'UNICAL hanno fornito nuovi, importanti dati scientifici che hanno spostato la frequentazione del sito di diversi secoli. I primi interventi di pulizia e di recupero, in corso d'opera, stanno interessando il lato Sud-Est del castrum, che anticamente costituiva l'ingresso fortificato all'acropoli. Da qui, si estenderanno a tutta l'area in questione ed ai Casalini, la città-fortezza risalente al IX-X sec. d.C., posta a quota 896 m. s.l.m., a strapiombo sulla basilica della Madonna del Pettoruto. 
A. Martucci