E' stato premiato Stefano Veltri dall'UNPLI per il miglior video-documentario sulla valorizazione e promozione del patrimonio culturale e paesaggistico di San Sosti e del suo territorio. Il titolo del progetto è "Viaggio nelle culture e nel patrimonio delle Calabrie", il tema affrontato da Stefano è "San Sosti e il suo territorio", un documentario sulle bellezze paesaggistiche e archeologiche di San Sosti. Mesi di duro lavoro, di studio, riprese e montaggio video e audio, alla fine hanno dato risultati più che soddisfacenti che hanno portato alla premiazione di Stefano nell'ambito della manifestazione che si è tenuta all'hotel 501 di Vibo Valentia, come migliore lavoro. Ruolo fondamentale è anche quello della pro loco "Artemisia" di San Sosti, che già da qualche anno ha ottenuto il servizio civile. La premiazione di Stefano e della pro loco è motivo di vanto, non solo per San Sosti, ma per l'intera valle dell'Esaro. Durante la cerimonia è stato siglato un protocollo d'intesa tra l'UNPLI, il museo Artemis dei 56 comuni del Parco Nazionale del Pollino e la pro loco di San Sosti.
domenica 13 gennaio 2019
L'UNPLI PREMIA STEFANO VELTRI
Etichette:
beni culturali,
Cultura,
Pro Loco Artemisia,
san sosti,
Stefano Veltri
Ubicazione:
87010 San Sosti CS, Italia
lunedì 22 ottobre 2018
Museo Artemis: Mostra Archeologica "MITI ED EROI"
La
mostra dei reperti archeologici è la fase conclusiva di un ciclo di studi.
Prima
di essere esposto, ogni oggetto viene catalogato e studiato in ogni minimo dettaglio
e inserito nel contesto di provenienza, il tema. Il tema di questa
mostra è il mito.
L'abbiamo
dedicata alla scure martello, la famosa ascia custodita al British Museum di
Londra e al suo offerente, Kyniskos, l'atleta-guerriero vincitore di ben 4
edizioni dei giochi olimpici.
I
reperti esposti nelle vetrine sono oggetti di uso quotidiano, oggetti votivi,
oggetti rituali.
Oggetti
che ricordano il culto e la devozione a divinità come Athena, Era, Demeter,
Persephone. Lo stesso Kyniskos ha tributato la sua ascia in dono a Era come
ringraziamento per le sue imprese guerresche e sportive.
Non
abbiamo l'ascia, purtroppo, ma abbiamo una copia fedele all'originale
realizzata dal maestro Paolo Oliva che potrete ammirare durante la visita.
Particolarmente
interessanti sono due olle biconiche di uso funerario, provenienti dal
territorio di Bisignano, risalenti all'XI sec. a.C. Sono di tipo
protovillanoviano, in uso presso gli Etruschi della Campania.
In
fase di studio ci siamo accorti che una delle due olle presenta sul fondo una
svastica incisa.
Questo
tipo di raffigurazione rappresentava la divinità solare, la vittoria della luce
sulle tenebre.
Inaugurazione mostra "Miti ed Eroi" 16 Ottobre 2018
Inaugurazione mostra "Miti ed Eroi" 16 Ottobre 2018Inaugurazione mostra "Miti ed Eroi" 16 Ottobre 2018
______________________________________________________________________________________________________________
ORARIO:
Martedì, Mercoledì, Giovedì 09:30 - 13
Venerdì, Sabato 09:30 13:00 - 17:00 - 19:00
Domenica su prenotazione.
Etichette:
Achille,
British Museum,
ceramica protostorica.,
Coppe Ioniche,
Era,
ercules,
Kyniskos,
museo artemis,
Olla Biconica,
Sibari
Ubicazione:
87010 San Sosti CS, Italia
venerdì 21 ottobre 2016
LE MERAVIGLIE ARCHEOLOGICHE DEL POLLINO RACCOLTE IN UN VOLUME - Articolo pubblicato in "Gazzetta del Sud" del 9 Ottobre 2016
Olimpia: foto ricostruzione storica "Kyniskos Offerente"
Articolo pubblicato in "Gazzetta del Sud" del 9 Ottobre 2016
A cura di Alessandro Amodio
______________________________________________________________________________
E'
in uscita il V Volume di "Tesori del Parco del Pollino". L'opera
curata dagli archeologici sansostesi Angelo e Giovanni Martucci oltre che da
Luca Ricca della "Martus Editore" che è di stanza proprio nella
cittadina del Pettoruto e porta come titolo "Kyniskos, il campione della
dea Era". Il libro fa parte d'una collana di opere a carattere prettamente
scientifico, finanziata dall'Ente Parco Nazionale del Pollino. Il volume in
uscita contiene i risultati delle ricerche, condotte in collaborazione con
l'Università della Calabria ed il Polo Museale della Calabria di Sibari, su
Kyniskos, l'offerente della scure-martello che è sempre custodita al British
Museum di Londra e che è stato più volte reclamato per il suo rientro pur
temporaneo in Italia e, possibilmente, proprio all'interno del Museo di Sibari.
Si tratta di uno dei reperti più importanti finora rinvenuto nella Magna
Grecia, donato alla dea Era nella seconda metà del VI secolo avanti Cristo. Su
Kyniskos proprio Angelo Martucci afferma: "la guerra, la palestra, il
senso di lealtà verso la propria polis, l'orgoglio di appartenenza alla propria
stirpe, hanno fatto di un uomo un mito, una leggenda, ricordato attraverso i
secoli e celebrato dai più grandi dai
più grandi artisti del mondo antico, primo tra tutti Policleto. A distanza di
duemilacinquecento anni, infatti, il mito di Kyniskos è stato rievocato ancora
una volta in occasione dei giochi olimpici del 2016 con una ricostruzione
storica presentata ad Olimpia alla vigilia dell'apertura dei giochi.
Etichette:
ascia votiva,
British Museum,
Era,
Kyniskos,
parco nazionale del pollino.,
san sosti,
Scure Martello
Ubicazione:
87010 San Sosti CS, Italia
lunedì 3 agosto 2015
MA CHI ERA VERAMENTE JIM MORRISON? - But who was really Jim Morrison?
![]() |
| Jim Morrison
A CURA DI ANGELO MARTUCCI
________________________________________________________________________________________________________________________________________________________
|
Io sono sicuro che tanti odiosi capelloni che infestano le università e le piazze italiane con le loro pose da "alternativi selvaggi", che se ne fottono delle masse e del rispetto per il prossimo perchè si sentono tanto "fighi" e usano questo rivoltante clichè per abbordare ingenue fanciulle vogliose, avranno da ridire su questa mia recensione.
E sono sicuro che non mancheranno i tanti segaioli che puntualmente non sapranno di cosa sto effettivamente parlando ma che non tarderanno a tributarmi lo scontato flusso di peti provenienti dalle loro limitate capacità di comprensione. I toni forti che uso vogliono esprimere tutto lo sfogo alla rabbia che covavo ormai da tempo in merito all'immagine distorta che il cinema e la stampa hanno dato di questo grande esponente della letteratura americana della seconda metà degli anni 60', del "poeta maledetto".
Voglio, pertanto, dire qualche parolina che mi tiro dietro da anni sui Doors e in particolare sul loro leader Jim Morrison, l'Artista, il Re Lucertola, il Poeta e soprattutto su quella massa di "scimmie urlatrici" che si credono artisti "arrivati" solo per il fatto di zompettare e farsi le pugnette durante le loro pietose esibizioni, nel loro pietoso tentativo di imitare il mito Morrison.
Ma, incominciamo proprio da Jim Morrison: per la massa di cazzoni e decerebrati, Jim rappresenta solo lo sballo, la trasgressione, gli eccessi, la droga. Mentre nella testa delle ragazzine libidinose e sempre "bagnate", scatta il pensiero del sesso sfrenato. Per loro Jim non è il "dio del rock", come più volte è stato definito da testate giornalistiche di gran rispetto, per queste affamate di sesso estremo, Jim è il "dio del cazzo", inteso come instancabile scopatore (che, tra l'altro lo era davvero).
Da cultore dei Doors, non posso che provare un immenso senso di disgusto. Non esaggero affato quando dico che Jim "ha fatto un'epoca"; dall'alto del suo QI pari a 150 (ricordiamo che il QI di Einstein era 160), si è battutto, e lo ha fatto con tutte le sue forze, contro un sistema socio-politico conservatore e bigotto. Jim, intanto, era un divoratore di libri (cosa che fa rabbrividire i frocetti degli anni 90' e 2000, con i loro ridicoli jens caduti e la cannetta di "Maria" pronta nel pacchetto delle sigarette) a tal punto che i suoi professori, spesso, si trovavano in disaggio in sua presenza e, addirittura, gli facevano tenere delle lezioni in classe su autori e filoni letterari del suo tempo o di poco precedenti, di cui loro stessi ne ignoravano l'esistenza. Era, dunque, un personaggio pericoloso e sovversivo e bisognava fermarlo con ogni mezzo....
Proviamo, solo per un attimo ad immaginare un giovane, culturalmente "illuminato", con una certa immagine, perchè no...? Che invitava i suoi coetanei a ragionare con la propria testa, a liberarsi di certi retaggi di regime.. (certamente non incontrava il consenso della "classe dirigente e dei "ben pensanti").Quanto è attuale Jim a distanza di 50 anni...!!! Alla fine, il sistema che ha sempre combattutto lo ha ucciso.... I giovani? Oggi? Credono di essere emancipati, altrnativi. Cazzate! Mucchio di cadaveri deambulanti e inconsapevoli, schiavi dell'immagine e di un'economia globalizzata, psicopatici che si credono acculturati, fanno "copia-incolla" delle "frasette trovate su Google o ancora peggio, traducono e pubblicano gli scritti del grande Jim o di altri autori/filosofi del 700' e dell'800' spacciandoli come propri; ecco cosa sono le giovani generazioni...!!!
Assistere ad un'esibizione di Jim Morrison significava assistere ad una tragedia antica e moderna nello stesso tempo. Lui non si limitava a cantare, Jim interpretava; trasmetteva e trasmette ancora, un universo di emozioni: il suo corpo era il palco scenico, il suo spirito ne era il protagonista. Questo e molto di più era Jim Morrison.
Passiamo ora, come anticipato, alle varie tribute band. Veri e propri abomìni nel 99% dei casi; ognuna ostenta il proprio istrione, la propria "scimmia urlattrice", con tanto di pantaloni di pelle e camicia anni 60', che si dimena come una vecchia puttana in preda ad un attacco di lombo-sciatalgia in fase acuta. Veri e propri crapuloni attempati, al limite del grottesco, convinti che una sbornia e una masturbazione in pubblico li renda uguali alla legenda del rock. Da amante, quasi maniacale, del mito Morrison posso vantare in tutta onestà di aver assistito a diverse performance di gruppi improvvisati, o peggio ancora, organizzati che, puntualmente mi hanno causato un profondo stato di turbamento e di disgusto. Quanto sono lontani dalla realtà!
Due sole eccezioni, due band hanno attirato la mia attenzione e catturato il mio "soul", The Indian Sunset e Easy Ride. Due interpreti d'eccezione: Vincenzo Oliva, singer di Indian Sunset e Luca Correale, singer di Easy Ride.
Vincenzo sembra la reincarnazione di Jim e questo lo posso affermare con estrema certezza. Quando lui è in scena sembra che Jim è con lui, sembra che lui danzi con gli spiriti degli sciamani indiani, riesce a creare un corridoio spazio-temporale e proiettare la mente dello spettatore a quei fatidici anni della "Contestazione giovanile americana", di cui Jim ne fu il principale ispiratore.
![]() |
| Vincenzo Oliva |
Luca riesce a trasmettere con il cuore, direttamente al cuore dello spettatore; la sua voce calda e intensa causa uno stato di sconvolgimento cognitivo, crea un labirinto psichico in cui ci si perde, ma lui è la guida.
Ecco cosa significa sentire e trasmettere la musica dei Doors! Far rivivere la magia, gli attimi.
![]() |
| Luca Correale |
Due modi completamente diversi di interpretare il mito Morrison, ma sorprendentemente efficati che rendono questi due interpreti assolutamente degni di riportare in scena uno tra i più grandi miti della storia della musica mondiale: Jim Morrison.
Etichette:
Easy Ride,
JIM MORRISON,
Luca Correale,
The Doors,
The Indian Sunset,
Vincenzo Oliva
Ubicazione:
87010 San Sosti CS, Italia
sabato 18 luglio 2015
DOORS EASY RIDE TRIBUTE BAND - Il mito continua, quattro giovani calabresi conquistano la scena musicale riproponendo i Doors.
mercoledì 27 maggio 2015
Un’efficace proposta-progetto per la ricerca, lo studio, la catalogazione, la valorizzazione, la promozione e la diffusione del sito archeologico di Pauciuri
Pauciuri
è una contrada di Malvito posta a nord-est del centro abitato, sulla riva
sinistra del fiume Esaro.
Gli
scavi archeologici iniziati nel 1979, hanno riportato alla luce i resti di un
grande abitato di età romana.
Durante
la prima fase di studi il sito era stato identificato come una statio,
costruita nei pressi della via istmica ionico-tirrenica che un tempo metteva in
comunicazione la polis greca di Sybaris con le sub-colonie del Tirreno.
Le
stationes romane erano una specie di aree di servizio che venivano costruite
sulle strade principali, a distanze più o meno regolari, molto simili agli
autogrill moderni.
Ma,
le ultime indagini hanno portato a riconsiderare questa tesi. Non si tratta di
una statio. Le dimensioni dell’area scavata e le ricognizioni di superficie
suggeriscono, che siamo di fronte ad una scoperta archeologica molto più
interessante di quanto si potesse immaginare all’inizio delle ricerche.
L’analisi
del contesto territoriale evidenzia un grande abitato che si estendeva su
un’area molto vasta, infatti a circa un chilometro di distanza in direzione
sud-est sono state rinvenute due fornaci che facevano parte di un’officina per
la lavorazione della ceramica e del materiale fittile. È uno dei tanti centri
produttivi pertinenti all’antico abitato romano.
La
prima struttura scavata è questa: è il ninfeo, cioè una fontana monumentale di
uso cultuale, costruita con un sistema di ingegneria idraulica che non ha nulla
da invidiare alle nostre fontane moderne.
L’acqua
sgorgava dalle cannule creando dei veri e propri effetti artistici, piccole
cascate e getti.
La
struttura era abbellita da almeno tre sculture, che purtroppo sono andate
perdute nel corso dei secoli.
In
età altomedievale il ninfeo perse la sua funzione e fu utilizzato come frantoio
per la molitura delle olive.
A
breve distanza si trovano le latrine pubbliche e l’impianto per lo smaltimento
delle acque.
Uno
degli edifici più importanti dell’abitato romano di Pauciuri è il grande
portico colonnato, risalente al II-I sec. a.C. di cui si conservano le basi
delle colonne impostate sul muro perimetrale.
Nel
corso del I e del II secolo d.C. la zona del portico cambiò destinazione d’uso:
furono costruiti una serie di ambienti adibiti ad abitazioni, provvisti di
terme pubbliche e private.
Sul
lato Nord-Est del grande portico viene costruita l’esedra, risalente al I sec.
d.C.
È
un edificio a pianta semi-circolare che aveva funzioni religiose e di
abbellimento architettonico.
In
età tardo-romana l’esedra viene utilizzata come monumento sepolcrale di un
personaggio importante.
È
proprio in questa tomba che fu rinvenuta un’enkolpia, cioè una croce pettorale
proveniente dall’area siro-palestinese databile al V-VI sec. d.C. appartenente
ad un pellegrino di ritorno dalla Terra Santa.
Sul
rovescio della croce è inciso il nome Ioannes.
Tra
l’VIII e il IX sec. d.C. l’abitato fu per gran parte abbandonato, sui muri
delle antiche strutture romane vengono scavate delle tombe. Questa è l’ultima
fase di vita del grande abitato di Pauciuri prima del suo abbandono definitivo.
Nell’estate
del 2003 è stata ampliata l’area di scavo, in direzione Sud-Est. Sono state
messe in evidenza le creste di antiche strutture, che si è preferito ricoprire poiché
le ricerche stratigrafiche erano solo all’inizio, quindi, per ovvi motivi di
tutela,
Le
prime ed incomplete indagini stratigrafiche hanno permesso di stabilire una
parziale sequenza diacronica di questa parte di abitato.
La
fase di vita più antica finora documentata è quella di IV a.C. secolo,
attestata dal rinvenimento di ceramica a vernice nera relativa a quel periodo.
Le
strutture parzialmente scavate risalgono al I sec. a.C. e furono abitate fino
all’inizio dell’età tardo-antica, come ci testimonia un sesterzio in bronzo di
Massimino il Trace databile tra il 235 e il 238 d.C.
Dai
primi risultati ottenuti dallo studio dei materiali archeologici e delle
strutture murarie possiamo ipotizzare che la nuova area scavata nel 2003
ospitava parte dell’abitato più antico abbandonato tra il III e il IV sec. d.C.
per motivi che ancora non conosciamo.
Uno
degli edifici più interessanti, parzialmente scavato nel 2003 è il grande horreum,
cioè, un granaio e magazzino di deposito. In base ai primi dati acquisiti dalla
scavo possiamo datare il complesso al III-II sec. a.C.
Tra
VI-VII sec. d.C. l’abitato aveva completamente mutato aspetto e destinazione
d’uso; gran parte degli edifici di età romana furono utilizzati come luoghi di
sepolture.
La
zona dove un tempo sorgeva maestoso il ninfeo viene adibita centro produttivo:
il ninfeo stesso viene trasformato in frantoio per la molitura delle olive,
mentre sul lato destro dell’antico monumento romano fu costruita una
casa-bottega.
Si
tratta di una fornace per la cottura dei laterizi, con abitazione annessa.
La
fornace, parzialmente scavata nel 2000, contiene ancora l’ultima infornata di
tegole; ciò significa che l’insediamento fu abbandonato all’improvviso di
seguito ad un evento traumatico.
Le
campagne di ricerche archeologiche finora condotte nel sito di Pauciuri hanno
fornito dati scientifici indispensabili alla ricostruzione degli eventi storici
ed insediativi riguardanti l’antico abitato, ma ci sono ancora molte domande in
attesa di risposte, per esempio, non sappiamo ancora con certezza quanto era
grande l’abitato in età romana.
Solo
una nuova campagna di scavi archeologici in estensione potrà riportare alla
luce le strutture ancora sepolte e svelare il mistero che avvolge la città
romana di Pauciuri.
mercoledì 6 maggio 2015
SUPERARE LE DIFFICOLTA' PER LA CONSERVAZIONE DEL PATRIMONIO ARCHEOLOGICO L'Amministrazione di San Sosti punta su Castello della Rocca e Casalini
Sono
tristemente note le difficoltà economiche da parte di piccole amministrazioni
come quella di San Sosti per la gestione delle aree archeologiche, le quali
necessitano di continui interventi di manutenzione indispensabili per loro
conservazione. E' altrettanto noto lo sperpero di fiumi di denaro pubblico da
parte delle istituzioni (Sovrintendenze, Regioni), caso eclatante quello di
Pompei, dove sono stati spesi decine di milioni di Euro, ciò nonostante, le
antiche strutture continuano a sbriciolasi e crollare. Per non parlare del
recente caso del sito di Capo Colonna (Crotone), una delle aree archeologiche
più belle ed importante del Sud Italia. Sono stati stanziati circa 3 milioni di
Euro, non per la prosecuzione degli scavi archeologici o per la tutela dell'area
già scavata, ma per la costruzione di un parcheggio sulle rovine dell'antica
Kroton. Una terrificante gettata di cemento ha distrutto per sempre le vestigia
della polis greca dove Pitagora aveva fondato la sua scuola nella seconda metà
del VI sec. a.C.
In
controtendenza è il comune di San Sosti, dove l'attuale Amministrazione,
presieduta dal Sindaco Vincenzo De Marco, pur versando in una situazione
economica critica, come tutti i piccoli comuni italiani, ha inteso puntare il
suo sviluppo sul turismo culturale ed ambientale, partendo dal recupero delle
sue aree archeologiche: Castello della Rocca e Casalini (Artemisia),
affidandone la manutenzione, a titolo gratuito, ad un gruppo di giovani
laureati in Archeologia ed esperti nel settore. Presto, i due siti archeologici più importanti di
tutta la valle dell'Esaro ritorneranno ad essere visitabili, anche in vista
della stagione turistica ormai alle
porte.
Il
Castello della Rocca è una fortificazione posta all'imbocco della Gola del
torrente Rosa a quota 551 m. s.l.m.
Sin
da tempi antichissimi questa fortificazione sul Rosa proteggeva la via istmica
che metteva in comunicazione lo Ionio al Tirreno.
I
resti monumentali si riferiscono alla fase bizantina di X-XI secolo d.C.
Ma la campagna di scavo
archeologico condotta nel 2004 dalla Sovrintendenza per i Beni Archeologici
della Calabria in collaborazione con l'UNICAL hanno fornito nuovi, importanti
dati scientifici che hanno spostato la frequentazione del sito di diversi
secoli. I primi interventi di pulizia e di recupero, in corso d'opera, stanno
interessando il lato Sud-Est del castrum, che anticamente costituiva l'ingresso
fortificato all'acropoli. Da qui, si estenderanno a tutta l'area in questione
ed ai Casalini, la città-fortezza risalente al IX-X sec. d.C., posta a quota
896 m. s.l.m., a strapiombo sulla basilica della Madonna del Pettoruto. A. Martucci
Iscriviti a:
Post (Atom)











