E' stato premiato Stefano Veltri dall'UNPLI per il miglior video-documentario sulla valorizazione e promozione del patrimonio culturale e paesaggistico di San Sosti e del suo territorio. Il titolo del progetto è "Viaggio nelle culture e nel patrimonio delle Calabrie", il tema affrontato da Stefano è "San Sosti e il suo territorio", un documentario sulle bellezze paesaggistiche e archeologiche di San Sosti. Mesi di duro lavoro, di studio, riprese e montaggio video e audio, alla fine hanno dato risultati più che soddisfacenti che hanno portato alla premiazione di Stefano nell'ambito della manifestazione che si è tenuta all'hotel 501 di Vibo Valentia, come migliore lavoro. Ruolo fondamentale è anche quello della pro loco "Artemisia" di San Sosti, che già da qualche anno ha ottenuto il servizio civile. La premiazione di Stefano e della pro loco è motivo di vanto, non solo per San Sosti, ma per l'intera valle dell'Esaro. Durante la cerimonia è stato siglato un protocollo d'intesa tra l'UNPLI, il museo Artemis dei 56 comuni del Parco Nazionale del Pollino e la pro loco di San Sosti.
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domenica 13 gennaio 2019
L'UNPLI PREMIA STEFANO VELTRI
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Stefano Veltri
Ubicazione:
87010 San Sosti CS, Italia
venerdì 21 ottobre 2016
LE MERAVIGLIE ARCHEOLOGICHE DEL POLLINO RACCOLTE IN UN VOLUME - Articolo pubblicato in "Gazzetta del Sud" del 9 Ottobre 2016
Olimpia: foto ricostruzione storica "Kyniskos Offerente"
Articolo pubblicato in "Gazzetta del Sud" del 9 Ottobre 2016
A cura di Alessandro Amodio
______________________________________________________________________________
E'
in uscita il V Volume di "Tesori del Parco del Pollino". L'opera
curata dagli archeologici sansostesi Angelo e Giovanni Martucci oltre che da
Luca Ricca della "Martus Editore" che è di stanza proprio nella
cittadina del Pettoruto e porta come titolo "Kyniskos, il campione della
dea Era". Il libro fa parte d'una collana di opere a carattere prettamente
scientifico, finanziata dall'Ente Parco Nazionale del Pollino. Il volume in
uscita contiene i risultati delle ricerche, condotte in collaborazione con
l'Università della Calabria ed il Polo Museale della Calabria di Sibari, su
Kyniskos, l'offerente della scure-martello che è sempre custodita al British
Museum di Londra e che è stato più volte reclamato per il suo rientro pur
temporaneo in Italia e, possibilmente, proprio all'interno del Museo di Sibari.
Si tratta di uno dei reperti più importanti finora rinvenuto nella Magna
Grecia, donato alla dea Era nella seconda metà del VI secolo avanti Cristo. Su
Kyniskos proprio Angelo Martucci afferma: "la guerra, la palestra, il
senso di lealtà verso la propria polis, l'orgoglio di appartenenza alla propria
stirpe, hanno fatto di un uomo un mito, una leggenda, ricordato attraverso i
secoli e celebrato dai più grandi dai
più grandi artisti del mondo antico, primo tra tutti Policleto. A distanza di
duemilacinquecento anni, infatti, il mito di Kyniskos è stato rievocato ancora
una volta in occasione dei giochi olimpici del 2016 con una ricostruzione
storica presentata ad Olimpia alla vigilia dell'apertura dei giochi.
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Ubicazione:
87010 San Sosti CS, Italia
sabato 14 marzo 2015
La città fortezza dei Casalini
PARTE I
La città fortezza dei Casalini, impropriamente denominata "Artemisia", si eleva ad una quota di 896m s.l.m. , posta all'imbocco del fiume Rosa, sulla sommità del Monte Milora a strapiombo sulla Basilica Regionale della Madonna del Pettoruto.
Le evidenze monumentali si riferiscono ad un "castrum" bizantino costruito tra il IX e il X secolo d.C. su un contesto abitativo molto più antico. Le prime tracce di vita risalgono al Paleolitico Finale (VI - VII millennio. a.C. ), consistenti in frustoli di ceramica ad impasto cruda con decorazioni graffite sulle superfici esterne, in prossimità della spalla e del ventre oppure di frustoli di ceramica ad impasto cotti in fornaci "a catasta". Ma la fase meglio documentata dagli scavi archeologici del 2001 e del 2003 condotti dalla Cattedra di Archeologia Cristiana e Medievale dell'UNICAL è quella del Neolitico Recente: è stato rinvenuto il battuto di una capanna databile tra il IV e il III millennio a.C. ; Qui sono stati rinvenuti numerosissimi frammenti di ceramica d'impasto ed uno strato di cenere fossile che raggiunge uno spessore di 10 cm il che attesta una frequentazione piuttosto lunga dell'ambiente abitativo. E' particolarmente presente l'ossidiana, cioè una roccia vulcanica vitrea che veniva usata come mezzo di scambio (una sorte di monetizzazione). La presenza dell'ossidiana attesta i rapporti tra l'abitato preistorico dei Casalini e la costa Tirrenica. La capanna risulta tagliata da un grande edificio a pianta quadrangolare di età bizantina (X - XI sec. d.C. ).
Anche l'età del Ferro è attestata dalla ceramica ad impasto e, in qualche caso, dipinta.
Non si hanno attestazioni di frequentazione per l'età greca, fatta eccezione per qualche frustolo di ceramica a vernice nera, comunque decontestualizzata.
L'età romana è attestata dal rinvenimento di alcuni frammenti di ceramica "Sigillata chiara" di tipo cartaginese databile tra il II e il III sec. d.C.
Ma i reperti più importanti sono una cospicua porzione di anfora di provenienza cartaginese (III - II sec. a.C.) e un sestertio in bronzo dell'Imperatore Adriano.
La città fortezza dei Casalini, impropriamente denominata "Artemisia", si eleva ad una quota di 896m s.l.m. , posta all'imbocco del fiume Rosa, sulla sommità del Monte Milora a strapiombo sulla Basilica Regionale della Madonna del Pettoruto.
Le evidenze monumentali si riferiscono ad un "castrum" bizantino costruito tra il IX e il X secolo d.C. su un contesto abitativo molto più antico. Le prime tracce di vita risalgono al Paleolitico Finale (VI - VII millennio. a.C. ), consistenti in frustoli di ceramica ad impasto cruda con decorazioni graffite sulle superfici esterne, in prossimità della spalla e del ventre oppure di frustoli di ceramica ad impasto cotti in fornaci "a catasta". Ma la fase meglio documentata dagli scavi archeologici del 2001 e del 2003 condotti dalla Cattedra di Archeologia Cristiana e Medievale dell'UNICAL è quella del Neolitico Recente: è stato rinvenuto il battuto di una capanna databile tra il IV e il III millennio a.C. ; Qui sono stati rinvenuti numerosissimi frammenti di ceramica d'impasto ed uno strato di cenere fossile che raggiunge uno spessore di 10 cm il che attesta una frequentazione piuttosto lunga dell'ambiente abitativo. E' particolarmente presente l'ossidiana, cioè una roccia vulcanica vitrea che veniva usata come mezzo di scambio (una sorte di monetizzazione). La presenza dell'ossidiana attesta i rapporti tra l'abitato preistorico dei Casalini e la costa Tirrenica. La capanna risulta tagliata da un grande edificio a pianta quadrangolare di età bizantina (X - XI sec. d.C. ).
Anche l'età del Ferro è attestata dalla ceramica ad impasto e, in qualche caso, dipinta.
Non si hanno attestazioni di frequentazione per l'età greca, fatta eccezione per qualche frustolo di ceramica a vernice nera, comunque decontestualizzata.
L'età romana è attestata dal rinvenimento di alcuni frammenti di ceramica "Sigillata chiara" di tipo cartaginese databile tra il II e il III sec. d.C.
Ma i reperti più importanti sono una cospicua porzione di anfora di provenienza cartaginese (III - II sec. a.C.) e un sestertio in bronzo dell'Imperatore Adriano.
giovedì 12 marzo 2015
venerdì 6 marzo 2015
Le scoperte degli ultimi anni confermano: RISALGONO AL 1 400 AVANTI CRISTO LE PRIME TRACCE D’INSEDIAMENTO A SAN SOSTI.
Fino a poco tempo fa si faceva
risalire la fondazione di San Sosti al XVI secolo dopo Cristo ad opera degli
Albanesi in fuga dalla persecuzione turca. Questa però era la tesi di semplici
appassionati di storia locali non correlata da alcun dato scientifico. Anche
per quanto riguarda il nome, in passato sono state avanzate ipotesi
assolutamente fantasiose: si faceva risalire l’origine a “Santa Sosta”, cioè,
riferito al fatto che era luogo di sosta per i pellegrini che si recavano al
Pettoruto.
Ma già a partire dagli ultimi
anni Novanta, queste favolette al quanto fantasiose, incominciano ad essere
smentite da una ricerca seria, condotta con metodo scientifico. I primi dati
furono acquisiti durante i lavori di restauro della chiesa madre di Santa
Caterina di Alessandria. Durante il fermo dei lavori deciso dalla
Sovrintendenza per i beni Architettonici della Calabria fu condotto un saggio
di verifica nella zona presbiteriale della navata destra. In quella occasione
furono riportati alla luce i resti di strutture murarie che facevano parte
della prima chiesa di età bizantina. Dalla ricerca stratigrafica sono stati
recuperati frammenti di ceramica invetriata databili tra il X e l’XI secolo; ma
l’elemento datante più importante è un follis (moneta in bronzo)
dell’Imperatore d’Oriente Leone III Isauro, risalente al 717/720, conservato
presso il Museo Nazionale della Sibaritide.
Ma furono gli scavi archeologici
all’interno della chiesa del Carmine che spostarono la datazione di almeno 2
500 anni.
Lo scavo, iniziato i primi di
Febbraio e terminati i primi di Aprile 2004, condotto dalla Sovrintendenza per
i Beni Archeologici della Calabria in collaborazione con la Cattedra di
Archeologia Cristiana e Medievale dell’Unical, ha restituito le prime tracce di
frequentazione umana dell’area dove attualmente sorge il centro abitato,
risalenti al XIV-XIII sec. a.C., consistenti in una porzione del battuto di una
capanna protostorica e diversi frammenti di vasi acromi e dipinti risalenti a
quel periodo. In base a questi ritrovamenti si può affermare con certezza che
il primo nucleo abitato di San Sosti risale almeno al XIV secolo prima di
Cristo. Lo scavo eseguito nell’area presbiteriale ha restituito una sequenza
stratigrafica ininterrotta (sia pure disturbata da rimaneggiamenti avvenuti nel
corso dei secoli), dall’età protostorica al tardo-Medioevo. Ad una quota di
livello superiore rispetto alla capanna dell’età del Bronzo è stato riportato
alla luce parte di un muro a secco, ciò che rimane di un santuario greco
risalente alla fine del VI sec. a.C.
A livello di fondazione del muro
sono state rinvenute tre fosse votive, di cui solo una ancora sigillata al
momento del rinvenimento e non disturbata, colma di oggetti votivi
miniaturistici. Era usanza presso i greci e i romani scavare delle buche nei
santuari e riempirli con gli ex-voto offerti dai fedeli. Da una di queste fosse
proviene la testina in terracotta raffigurante la dea Atena, risalente al V
sec. a.C., numerosi frammenti di statuette di divinità femminili stanti o in
trono e un cospicuo frammento di scultura maschile. Particolarmente
interessante è la porzione di statuetta maschile,
nuda e stante. Si tratta di ciò che rimane di una piccola scultura di un kouros,
cioè un giovane atleta in atteggiamento auto-celebrativo, simbolo della
vittoria ai Giochi Olimpici; questo rinvenimento potrebbe costituire un
ulteriore indizio per l’individuazione del luogo del rinvenimento della scure
martello conservata presso il British Museum di Londra.
Sono piuttosto frequenti i
rinvenimenti archeologici sia nel centro storico, sia nelle periferie: in via
Piano della Fiera, durante i lavori per la realizzazione del metanodotto sono
stati rinvenuti due contesti di età romana imperiale; nel primo caso (di fronte
la croce del cimitero) si tratta di una grande struttura rettangolare, di età
tardo-romana; nel secondo caso (stazione Carabinieri), si tratta di una
struttura di età romana, risalente al I-II sec. d.C.
In via Cavour (non molto lontano
dalla chiesa del Carmine), durante i lavori di restauro e consolidamento
strutturale (abitazione del Sig. Vito Romolo), sono ritornati alla luce
centinaia di frammenti ceramici e porzioni di strutture murarie di età romana.
Tra i numerosi reperti, una moneta in bronzo (sesterzio) dell’imperatore
Vitellio (69. d.C.) e una porzione di bottiglietta porta-profumo databile tra
il IV e il III sec. a.C.
I reperti sono attualmente
conservati presso il Museo Nazionale della Sibaritide.
Anche in via Prato (u Suppuartu)
è stato riportato alla luce un importante contesto archeologico
inspiegabilmente distrutto in corso d’opera: un tratto di basolato di età
romana e molti reperti archeologici, raccolti dallo sterro e consegnati alla
Sovrintendenza per i Beni Archeologici della Calabria. Tra questi si segnala
una cospicua porzione di Anfora del tipo Dressel L1 (III-II sec. a.C.),
frammenti di ceramica a “pasta grigia” di tipo metapontino (III-II sec. a.C.),
un cospicuo frammento di coppa in sigillata chiara (I-II sec. d.C.).
La collina dove attualmente sorge
il centro abitato di San Sosti presenta, dunque, una continuità insediativa
ininterrotta dall’età del Bronzo medio (XV-XIV sec. a.C.) fino ai giorni nostri.
A. Martucci
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mercoledì 14 gennaio 2015
sabato 27 dicembre 2014
mercoledì 26 novembre 2014
lunedì 24 novembre 2014
- Dibattito pubblico -
https://twitter.com/MartusJournal/status/536842655276490752
Curiosità - Diamo i numeri!
In un Comune come San Sosti con 1785 aventi diritto al voto, il 60,33% delle persone, ovvero 1077 votanti, hanno ripartito in ben 54 candidati i loro voti..
Il dato è veramente un'espressione politica?
Curiosità - Diamo i numeri!
In un Comune come San Sosti con 1785 aventi diritto al voto, il 60,33% delle persone, ovvero 1077 votanti, hanno ripartito in ben 54 candidati i loro voti..
Il dato è veramente un'espressione politica?
mercoledì 12 novembre 2014
Riparte il Museo dei 56 Comuni del Parco Nazionale del Pollino "Artemis"
https://www.facebook.com/pages/Museo-Artemis/280993475381131?ref=bookmarks
Riparte con nuovo slancio il
Museo dei 56 comuni del Parco Nazionale del Pollino, inizia così, una fase di
studio e ricerca completamente nuova, ad incominciare dal nome, che è stato
cambiato da “San Sozonte” in “Artemis” , in ricordo della divinità greca e
della città enotria citata in diverse fonti antiche (Ecateo, Erodoto, Stefano
di Bisanzio), com’era stato suggerito dalla compianta Silvana Luppino.La nuova fase di studio del
territorio del Parco ha avuto inizio con la mostra didattico-scientifica di una
campionatura di reperti provenienti dal territorio di San Sosti dal titolo “Timeline
– l’alta Valle dell’Esaro dall’età del Bronzo al Medioevo”, che sarà
visitabile fino al mese di Gennaio 2015.Già il lo staff della Martus
Editore sta lavorando ad un nuovo progetto di ricerca che ha come oggetto di
studio la fondazione di Thourioi panellenica avvenuta nel 444 per volere di
Pericle e della produzione e circolazione di una nuova tipologia di ceramica
fine da mensa: la ceramica a figure rosse. Il nuovo progetto, al vaglio della
Sovrintendenza per i Beni Archeologici della Calabria, prevede lo studio, la
catalogazione, la valorizzazione e la diffusione di alcuni vasi rinvenuti nel
Comune di Belvedere Marittimo e attualmente conservati nei depositi del Museo
Nazionale della Sibaritide.Un aspetto molto importante di
questa nuova fase del museo Artemis è la convezione di collaborazione stipulata
il 21 ottobre 2014 tra il Comune di San Sosti, l’Ente Parco, Martus Editore con
la Sovrintendenza per i Beni Archeologici della Calabria.L’accordo di collaborazione
prevede, appunto, lo studio ed il monitoraggio del patrimonio archeologico del
Parco e l’allestimento di nuove mostre tematiche in ottemperanza alla normativa
vigente ed a quanto stabilito nella convenzione.
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venerdì 21 febbraio 2014
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