venerdì 6 marzo 2015

GIUSTIZIA E’ FATTA! È finalmente libero il modello Theo Theodoridis

Il 21 Giugno del 2009 il modello greco Theo Theodoridis era stato condannato in prima istanza a 18 anni di carcere con l'accusa di detenzione e spaccio internazionale di stupefacenti. Ma lui si è sempre proclamato innocente nonostante abbia ammesso di fare uso di cocaina. Il punto è proprio questo: fare uso si sostanze stupefacenti non ha nulla a che vedere con il reato contestato dall'accusa, quindi con la spropositata condanna. Ma, nuove elementi di prova scagionanti ed una forte pressione di migliaia di persone a sostegno della sua innocenza hanno condizionato positivamente l’esito del processo in appello.
Chi scrive, ha chiesto e ottenuto l'aiuto ad "Amnesty International" finchè venisse riesaminato il suo caso e così è stato, anche grazie alla solidarietà di migliaia di persone che hanno fatto recapitare le loro firme alla redazione di "Martus Editore", ad alcune testate giornalistiche, come la Gazzetta del Sud, che ha seguito con grande interesse e umanità il caso di Theo; ad alcuni comuni italiani (che hanno espresso la loro solidarietà): Milano, Napoli, Taranto, Messina, Firenze.
Theo ha trascorso ben 5 anni nel carcere di massima sicurezza Diavata di Thessalonica, in condizioni disumane. Cinque anni della sua vita che nessuno potrà mai restituirgli. Ma tutto è bene quel che finisce bene, dopo una serie di rinvii delusioni, Theo è di nuovo libero ed è ritornato al suo posto ed al suo lavoro di modello.
Durante un'intervista alla televisione privata "MIA" ha ringraziato tutti quelli che hanno creduto nella sua innocenza e lo hanno sostenuto.
A.Martucci




Le scoperte degli ultimi anni confermano: RISALGONO AL 1 400 AVANTI CRISTO LE PRIME TRACCE D’INSEDIAMENTO A SAN SOSTI.

Fino a poco tempo fa si faceva risalire la fondazione di San Sosti al XVI secolo dopo Cristo ad opera degli Albanesi in fuga dalla persecuzione turca. Questa però era la tesi di semplici appassionati di storia locali non correlata da alcun dato scientifico. Anche per quanto riguarda il nome, in passato sono state avanzate ipotesi assolutamente fantasiose: si faceva risalire l’origine a “Santa Sosta”, cioè, riferito al fatto che era luogo di sosta per i pellegrini che si recavano al Pettoruto.
Ma già a partire dagli ultimi anni Novanta, queste favolette al quanto fantasiose, incominciano ad essere smentite da una ricerca seria, condotta con metodo scientifico. I primi dati furono acquisiti durante i lavori di restauro della chiesa madre di Santa Caterina di Alessandria. Durante il fermo dei lavori deciso dalla Sovrintendenza per i beni Architettonici della Calabria fu condotto un saggio di verifica nella zona presbiteriale della navata destra. In quella occasione furono riportati alla luce i resti di strutture murarie che facevano parte della prima chiesa di età bizantina. Dalla ricerca stratigrafica sono stati recuperati frammenti di ceramica invetriata databili tra il X e l’XI secolo; ma l’elemento datante più importante è un follis (moneta in bronzo) dell’Imperatore d’Oriente Leone III Isauro, risalente al 717/720, conservato presso il Museo Nazionale della Sibaritide.
Ma furono gli scavi archeologici all’interno della chiesa del Carmine che spostarono la datazione di almeno 2 500 anni.
Lo scavo, iniziato i primi di Febbraio e terminati i primi di Aprile 2004, condotto dalla Sovrintendenza per i Beni Archeologici della Calabria in collaborazione con la Cattedra di Archeologia Cristiana e Medievale dell’Unical, ha restituito le prime tracce di frequentazione umana dell’area dove attualmente sorge il centro abitato, risalenti al XIV-XIII sec. a.C., consistenti in una porzione del battuto di una capanna protostorica e diversi frammenti di vasi acromi e dipinti risalenti a quel periodo. In base a questi ritrovamenti si può affermare con certezza che il primo nucleo abitato di San Sosti risale almeno al XIV secolo prima di Cristo. Lo scavo eseguito nell’area presbiteriale ha restituito una sequenza stratigrafica ininterrotta (sia pure disturbata da rimaneggiamenti avvenuti nel corso dei secoli), dall’età protostorica al tardo-Medioevo. Ad una quota di livello superiore rispetto alla capanna dell’età del Bronzo è stato riportato alla luce parte di un muro a secco, ciò che rimane di un santuario greco risalente alla fine del VI sec. a.C.
A livello di fondazione del muro sono state rinvenute tre fosse votive, di cui solo una ancora sigillata al momento del rinvenimento e non disturbata, colma di oggetti votivi miniaturistici. Era usanza presso i greci e i romani scavare delle buche nei santuari e riempirli con gli ex-voto offerti dai fedeli. Da una di queste fosse proviene la testina in terracotta raffigurante la dea Atena, risalente al V sec. a.C., numerosi frammenti di statuette di divinità femminili stanti o in trono e un cospicuo frammento di scultura maschile. Particolarmente interessante è la porzione di statuetta maschile, nuda e stante. Si tratta di ciò che rimane di una piccola scultura di un kouros, cioè un giovane atleta in atteggiamento auto-celebrativo, simbolo della vittoria ai Giochi Olimpici; questo rinvenimento potrebbe costituire un ulteriore indizio per l’individuazione del luogo del rinvenimento della scure martello conservata presso il British Museum di Londra.
Sono piuttosto frequenti i rinvenimenti archeologici sia nel centro storico, sia nelle periferie: in via Piano della Fiera, durante i lavori per la realizzazione del metanodotto sono stati rinvenuti due contesti di età romana imperiale; nel primo caso (di fronte la croce del cimitero) si tratta di una grande struttura rettangolare, di età tardo-romana; nel secondo caso (stazione Carabinieri), si tratta di una struttura di età romana, risalente al I-II sec. d.C.
In via Cavour (non molto lontano dalla chiesa del Carmine), durante i lavori di restauro e consolidamento strutturale (abitazione del Sig. Vito Romolo), sono ritornati alla luce centinaia di frammenti ceramici e porzioni di strutture murarie di età romana. Tra i numerosi reperti, una moneta in bronzo (sesterzio) dell’imperatore Vitellio (69. d.C.) e una porzione di bottiglietta porta-profumo databile tra il IV e il III sec. a.C.
I reperti sono attualmente conservati presso il Museo Nazionale della Sibaritide.
Anche in via Prato (u Suppuartu) è stato riportato alla luce un importante contesto archeologico inspiegabilmente distrutto in corso d’opera: un tratto di basolato di età romana e molti reperti archeologici, raccolti dallo sterro e consegnati alla Sovrintendenza per i Beni Archeologici della Calabria. Tra questi si segnala una cospicua porzione di Anfora del tipo Dressel L1 (III-II sec. a.C.), frammenti di ceramica a “pasta grigia” di tipo metapontino (III-II sec. a.C.), un cospicuo frammento di coppa in sigillata chiara (I-II sec. d.C.).
La collina dove attualmente sorge il centro abitato di San Sosti presenta, dunque, una continuità insediativa ininterrotta dall’età del Bronzo medio (XV-XIV sec. a.C.) fino ai giorni nostri.


A. Martucci

THE INDIAN SUNSET UN FENOMENO MUSICALE MADE IN ITALY CHE RIPROPONE LE ATMOSFERE PSICADELICHE DEI MITICI DOORS È il cantante Vincenzo Oliva il segno distintivo della band



E' la migliore tribute band ai Doors del momento. The Indian Sunset può vantare esibizioni di una certa levatura come " Feast of Friends Festival" di Magdeburgo, in Germania nel 2013 e nel 2014; presso il Gazarte di Atene, nel 2013; presso l'Urban Music Club di Perugia; al "Feast of Friends Party", nel 2012; al raduno nazionale The Doors a Pesaro, nel 2012; all'Urban Music Club di Perugia nel 2013 e moltissimi altri appuntamenti.
Colonne portanti della band sono tuttavia sono il piano-basso (Alessio Bannò) e sopratutto il cantante Vincenzo Oliva. E' Vincenzo il segno distintivo del gruppo, proprio come lo era Jim Morrison per i Doors: nelle uniche due registrazioni in studio (almeno quelle pubblicate su internet), "Break on through" e "Riders on the storm" il cantante di "The Indian Sunset" offre un'interpretazione magistrale dei due brani più famosi della band californiana. In "Riders on the storm", addirittura ci si potrebbe confondere con il pezzo originale dei mitici Doors, se non fosse per alcune piccole imperfezioni negli arrangiamenti musicali, la voce è assolutamente calda e ipnotica, il testo scorre con una coerenza impressionante con l'originale, in alcuni tratti sembra di ascoltare la voce di Morrison; mentre in Break on through, Vincenzo offre una sua versione personalizzata di questo brano che Morrison amava particolarmente.
Grazie proprio il carisma del cantante (ancora una volta) che la band sta raccogliendo un grande consenso di pubblico; in poco tempo dalla loro formazione (2010), ha conquistato il cuore degli appassionati, incontrando persino il favore di Morgan.
È un vero peccato che la band non abbia prodotto un CD e dei video professionali dei concerti più importanti.
Un fenomeno musicale, The Indian Sunset che sa riproporre la teatralità e le atmosfere psicadeliche di uno dei più grandi gruppi americani degli anni Sessanta: The Doos, protagonisti della scena musicale statunitense e mondiale degli anni Sessanta e ispiratori della rivoluzione culturale di quel periodo.







  Ade. Cauterucci

Il metodo Bonaparte Vincitori e vinti nella corsa al Quirinale, nella consapevolezza che, da domani, cambierà tutto. E non cambierà nulla.



L’elezione di Sergio Mattarella al Quirinale, con un consenso notevole anche rispetto alle posizioni ufficiali delle forze politiche, è stata considerata unanimemente come un “capolavoro politico” di Matteo Renzi. I dubbi e le perplessità di chi vedeva l’imposizione di un candidato “esterno” al patto del Nazareno come un azzardo ed un problema per la tenuta della stessa maggioranza di Governo, sono stati spazzati via dalla decisione di Angelino Alfano di votare al quarto scrutinio “il candidato unico” del PD. Così come le minacce di chi ora parla di “tre maggioranze da gestire” e ipotizza scossoni nel percorso di riforme costituzionali sembrano piuttosto velleitarie (come farebbe Berlusconi a giustificare una retromarcia su leggi e riforme già votate più volte?).
Insomma, la tattica di Matteo Renzi ha messo Alfano e Berlusconi con le spalle al muro: il primo, da ministro dell’Interno, non avrebbe potuto “non votare” il candidato avanzato dal capo del Governo senza trarne le estreme conseguenze e lasciare la maggioranza (e, come noto, la prospettiva di tornare all’opposizione o peggio ancora alle urne è terrificante per gran parte dei parlamentari centristi); il secondo, privo di agibilità politica, stretto fra un partito in disfacimento, gli interessi personali, gli “agguati” dei fedelissimi e l’assenza di alternativa, non ha avuto la forza (né la possibilità, ad onor del vero) di strappare del tutto. Inoltre, la mossa di Renzi (l’imposizione del candidato “perfetto”) ha compattato il Partito Democratico (con la minoranza che non ha potuto, e forse voluto, insistere sulla carta “Prodi”) e ha “distolto” Sel dal perseguire strade alternative (nel lungo periodo ben più pericolose per l’ex rottamatore), dal momento che non era un mistero la considerazione dello stesso Vendola per Mattarella. “Tutte queste cose con lo stesso Parlamento che solo due anni fa si era reso responsabile di quel grande e famigerato fallimento nella ricerca di un successore di Napolitano”. Condizioni mutate proprio “grazie” all’intraprendenza e alla spericolatezza politica di Renzi, che dopo aver forzato i tempi ed i modi del suo approdo alla Presidenza del Consiglio, non ha lasciato nulla di intentato, accelerando e frenando a seconda del momento, ma mantenendo costantemente l’iniziativa, senza mandare mai la palla nel campo opposto.
È lui che decide, è lui che muove i fili, su questo ci sono pochi dubbi. Non ci sono retroscena, dietrologie o complottismi che reggano.
È una versione edulcorata e ragionevole di bonapartismo, quella che propone Renzi. Che dal punto di vista della prassi politica, in attesa della riforma costituzionale (e forse dei regolamenti delle Camere), si nutre della commistione fra i livelli (esecutivo e legislativo), del “fastidio” per i tempi lunghi della dialettica parlamentare, delle prove di forza, dell’utilizzo sistematico di decreti e questioni di fiducia. E che dal punto di vista comunicativo fa della disintermediazione una componente essenziale, che concorre a determinare continuamente immagini di alterità e conflitto: il nuovo contro il vecchio, il fare contro il discutere all’infinito, il progresso contro il conservatorismo. Quasi “a prescindere” dalla discussione di merito e dai bilanci reali. E con abbondanza di promesse ed “orizzonti di speranza”. La scelta di Mattarella si inserisce completamente e perfettamente in questo contesto. Ed è una chiara indicazione di ciò che ci aspetta: non la fine delle larghe intese sulle riforme, non la crisi della maggioranza, non la ritrovata unità del partito, ma la completa subordinazione della politica italiana alla figura di Matteo Renzi, con l’uscita di scena del “tutore” Napolitano e l’azzeramento definitivo dei “vecchi competitor”. Che ciò sia un bene “a prescindere” non è cosa che ci sentiamo di assicurare. Che ciò continui per anni, nemmeno. Dipenderà, stavolta sì, dagli altri, quelli che ora sono ai margini, Salvini e grillini soprattutto: se saranno capaci di elaborare una proposta coerente e completa, si giocheranno la partita del consenso. Che poi è quella che conta, anche per il Bonaparte fiorentino (il “vampiro del consenso“).


Tratto da fanpage.it di Adriano Biondi